..::I can decide for myself::..
"noi tutti abbiamo diritto di vivere e di esprimere la nostra inconsapevolezza"

Nome: Eleonora
sedici anni..(compiuti il 23 ottobre!!)..liceo classico..vita normale..
io..semplicemente me stessa..un po' ribelle e anticonformista..disponibile e sincera..testarda e polemica..io..VIVO E LASCIO VIVERE..
Poche le persone a cui sono davvero affezionata..
Filli, Ale, Gre e Gaietta (e soprattutto la mia giulietta..)..non so come farei senza di voi!!E ovviamente voglio un sacco di bene anche alla mia compagnia di "maschioni"..gh..si fa per dire..
spero che qui vi piaccia..!!(anche perchè se non vi piace, peggio per voi..)
Ellina
Vi seite fatti i c***i miei *loading* volte
Sono tornataaa! Mi hanno finalmente rimesso a posto l’hard disc..
Comunque..in questo periodo di assenza..ho finalmente messo fine agli otto mesi di astinenza..
E mi sono in ogni caso presa la quarta inculata..
MA VABBE’..
Vi riscrivo un’e-mai carina carina che mi hanno manfdato tempo fa..
Copia questa e-mail in una nuova e-mail, cambiando
> > tutte le risposte con
>
> > quelle che non si adattano a te. Manda poi la tua e-mail a tutti
>
> > quelli che conosci, compresa la persona che te l ha mandata.
>
> > La teoria ? che si scopriranno molte cose sui tuoi
>
> > amici! Buon
>
> > lavoro.
>
> >
>
> >
>
> > INFORMAZIONI GENERALI
>
> >
>
> > Ora di inizio: l’ora di ieri a quest’ora
> > Data: il giorno di ieri a quest’ora.. no.. non era così..
>
> > Data di nascita: 23/10/89 ci manca ancora un brevissimo arco di tempo
>
> > Nome sul certificato di nascita: Eleonora
>
> > Età:15 (16 tra 9 mesi.. vale la pena di aspettare!!)
>
> > E-mail:bè...se mi hai scritto vuol dire che la sai
>
> > Colore degli occhi: marrone cacca (non è vero, non sono poi così cacca...)
>
> > Altezza: hai presente il monte everest.. ecco.. sono contenta per te..
>
> >
>
> >
>
> A che ora vai a dormire di solito?
vado in letargo a inizio settembre, per fare un breve risveglio verso il 22-23 dicembre (per nutrirmi di panettone), per poi tornare in letargo fino a giugno..
>
> >Sei mai stato così ubriaco da non ricordare più niente? no,....ehm...non penso
>
> Hai mai messo una parte del corpo sul fuoco per divertimento?
certo! per questo mi sono fatta ricostruire tutta... ma il chirurgo evidentemente era ubriaco...
>
> Sei mai stato coinvolto in un incidente stradale?
un cretino stava per investirmi... ma per fortuna niente di più... STO ‘MBECILLE!! (ma mi sa che c’è rimasto più male lui..con tutti gli insulti che gli ho tirato dietro)
>
> Sei mai stato ferito sentimentalmente?
penso tutti... compreso il mio gatto... quando è stato privato delle sue adorabili pallette...
>
> Hai mai avuto un amico immaginario?
da piccola... vedevo i bambini morti... doahahaha
>
>>hai mai voluto rompere un'amicizia con un amico? si...
>
> > Hai mai pianto per un film? la vita è bella... ogni volta che lo guardo...
>
> > Hai mai litigato con qualche tuo insegnante? sennò sarei ancora in prima elementare.
>
> > Hai mai pensato che un cartone animato fosse hot? si...
>
> Ti sei mai fotocopiato il culo?
secondo voi perchè berlusconi appare così bello nei manifesti???
> > Shampo: pantene....lisci effetto seta..non compratelo, non funziona..
>
> > Colore: blu quasi nero... anzi, nero... o viola?
>
> > Giochi del Pc preferiti: nessuno in particular
>
> > Cibi: ovviamente carna... ehm... carne... rossa...
>
> > La tua frase: ma ti pare!! (dilla in romanaccio se ci riesci..)
>
> > Film: comici
>
> > Gelato: buoooooooooooooooono
>
> > Bevanda preferita: rum e pera..e anche il lambrusco, ma quello secco..ma mi piacciono quasi tutti gli alcolici..
>
>
>
> --ADESSO---
>
> > Vesti: con quello che ho trovato in quell'oscuro luogo che si chiama armadio... dipende dal caso... lancio selvaggiamente i vestiti sul letto alle 7.55 di mattina
>
> > Mangi: tanto..ma ora nulla..mi vuoi tutta ciccia e brufoli??
> Ascolti: KURT KURT KURT KURT!!
>
> > Guardi: il meraviglioso mondo che mi circonda..no, non è vero..guardo il mio gatto che si sta leccando la pancina..checcarinoooooo..
>
>
>
> > ------NELLE ULTIME 24 ORE-------
>
> >
>
> > Hai pianto? no
>
> > Hai messo la gonna? No(ma neanche negli ultimi due anni mi sa)
>
> > Hai lavato i panni? Certo..sono un’allegra massaia io..
>
> > Hai guidato una macchina? certo, mia madre era stanca, così le ho dato il cambio... tze, ma per favore!!!
>
> > ------CREDI IN-------
>
> >
>
> > Te stesso: ciecamente (le mie straordinarie doti fisiche e morali mi consentono di essere una figa d'hollywood, in tutti i sensi..ghgh)
>
> > Amici: forse troppo
>
> > Fata dei denti: quella bastarda....non mi portava mai nulla..però il dente se lo prendeva, eh??
>
> > Babbo Natale: eh bè....figo lui...
>
> > Destino: il mio oroscopo dice che....no scherzo non ci credo
>
> > Angeli: chi credete che sia io???... a parte una figa d'hollywood...
>
> > Fantasmi: non ho ancora visto un lenzuolo volare...
>
> > Ufo:siiiiiii! io e i miei superpoteri... mamma, papà, tornate a prendermi!!!
>
>
>
> > -------AMICI E VITA--------
>
> >
>
> > Ha il tipo/a? no...non mi interessa per il momento(NON E’ VERO!!VI PREGO, TROVATEMI UN UOMO, BASTA CHE RESPIRI!!)
>
> > Ti piace qualcuno? si....o no..dipende dai giorni..
>
> > Chi sono i più casinisti? solo 3....:IO....IO...IO
>
> > Da chi andresti per un aiuto? Da un amico che mi ha abbandonato e che mi ha preso per il culo per più di una volta.. furba io, né??
>
> > A ki pensi di più durante il giorno? a tutta la meravigliosa gente che mi circonda... (ehi, sto scherzando! sono una persona quasi normale, quindi penso ai c***i miei!)
> > Con chi piangi? Da sola..
>
> > Quando hai pianto di più l'ultima volta? intendi disperata? beh... quando il cane si è mangiato il mio ciuccio... e io non l'ho più riavuto... bastardo...
>
> > Qual è il miglior sentimento? amicizia
>
> > Il peggiore? invidia
>
> > Chi risponderà a questa e-mail più velocemente? e che ne so?
>
> > Chi non risponderà? la ellie perchè me l'ha mandata lei... sta rinco... invece di scrivermi un'e-mail seria...
>
> > Chi ti ha mandato questa mail? la ellie-potter
>
> > Vuoi che tutti i tuoi amici ti rispondano? certo che sì!!
>
> _________________________________
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ecco un racconto che ho scritto circa un anno fa..i nomi non corrispondono alle persone che descrivono..e ci tengo a precisarlo..
Dedicato agli amici che lo leggeranno.
Non so cosa mi fosse successo. Non so proprio come mai. Ma mi resi conto che volevo e dovevo raccontare. Davvero, non so cosa mi avesse preso. E un bel giorno, normale, come tutti gli altri della mia vita diversa dalle altre (o forse no?), decisi di raccontare tutta la mia lunga storia, la storia di un’adolescente normale, con un sacco di problemi normali, che un giorno cambia e non sa come mai, né perché “succedono tutte a me”…
Vi dedico la mia storia, perché possa esservi d’aiuto nella crescita e nella vita.
La solita giornata, noiosa. Latino, greco, e tutto il resto a cui pensare…
Mi stavo rendendo conto che la mia vita stava scivolando via come tutte le altre, tutti i miei sogni di fare qualcosa di veramente importante stavano lentamente svanendo. Ma io non avevo sogni banali, o, se così si possono definire, normali… Non volevo fama, gloria e denaro, volevo una vita diversa dal solito, tutto qui; la banalità di ogni giorno insieme al mistero e all’irrazionalità.
Probabilmente proprio quello che sognano tutti, o almeno ogni adolescente normale su questa terra, è di guadagnare un sacco di soldi, di trovare l’anima gemella e di vivere felice per il resto della vita, senza problemi né preoccupazioni.
Ma io non volevo tutto ciò… Ormai non sognavo più una vita tutta rose e fiori… io le volevo le preoccupazioni, desideravo avere problemi e situazioni strane e impossibili da risolvere… e credo che fosse proprio l’assenza di queste cose a rendere la mia vita profondamente noiosa.
Tornai a casa pensando a queste cose, aprii distrattamente la porta e abbandonai lo zaino nell’ingresso, dove rimase per il resto della giornata. Non sapevo perché, ma avevo una gran voglia di piangere, e avevo altrettanta voglia di una spalla su cui farlo. Avevo tanti amici che mi volevano bene, ma io in quel momento volevo qualcuno di speciale, qualcuno di esterno alla mia confusa vita, che mi ascoltasse e basta, senza darmi alcun consiglio, né dirmi qualche stupida frase filosofica di quelle che si inventano quando non si sa più cosa dire, quando si vuole far vedere che ormai si è esperti di questa dura vita, quando ci si vuole vantare di saper usare la testa, di saper mettere insieme due paroline insulse che dovrebbero esprimere una morale. Erano quelle le cose che mi facevano veramente stufare di una persona, credersi più di quel soldo di cacio che si è.
Non so se vi è mai capitato, di essere stufi di tutto, di essere stanchi di quello che si è, di quello che si ha e di quello che si è fatto fino ad ora.
Era esattamente uno di quei momenti… e, come al solito, quando uno sta pensando e ha bisogno di stare solo, suona il telefono.
<Pronto…> Dissi molto svogliatamente.
<Elly, ti disturbo? Perché se stai mangiando ti richiamo, va bene?> Mangiare? Era l’ultima cosa che avevo intenzione di fare in quel momento. Era Gaia, con quella sua vocetta stridula e fastidiosa; una delle compagne di classe più stupida e appiccicosa che avessi mai avuto, anche se la insulti, la prendi in giro, lei non capisce e ride e continua a starti appiccicata. Ancora mi chiedevo da dove le fosse venuta la sventurata idea di venire al ginnasio, lei, che non capiva mai nulla.
<Non mi disturbi, parla, avanti…>
<Elly, cos’hai? Guarda che se ti disturbo ti richiamo, hai capito??> Ecco un’altra cosa che mi dava altamente fastidio, ripetere le cose già dette, e soprattutto, ripeterle a lei.
<Ti ho detto che non mi disturbi, per Dio, dimmi cosa mi devi dire che sono stanca>
<Ah, come mai?>
<Gaia, che palle! Dimmi quello che mi devi dire e basta!>
<Dovevo chiederti un favore, personale, capisci?>
<…> Non sapevo se avrei compiuto questa caritevole azione nei suoi confronti.
<Si o no? Beh, volevo che tu chiedessi al Davide come mi trova, nel senso, io lo so che sono brutta, ma almeno se glielo chiedi tu… me lo fai questo favore, allora?> Quasi tutti gli atteggiamenti che mi irritavano li aveva lei, e questo già vi dimostra quanto mi stesse simpatica. Continuava a lamentarsi del suo aspetto e a piangersi addosso come una bambina che si lamenta del mondo crudele che la circonda…
<Vedremo Gaia, vedremo… se mi capita di parlarci glielo chiedo volentieri> Volentieri… Volentieri??? Questa era in assoluto la più grande cazzata che avessi mai detto in tutta la mia vita.
<Ah, ok, grazie!!! Non so come farei senza di te… Ti voglio bene Elly…> Oddio, adesso mi voleva persino bene… Mi stavo mettendo in un guaio… Dovevo dirle assolutamente qualcosa per rimediare e non farmi più volere bene da lei. Ma non perché fossi particolarmente poco portata a ricevere affetto, ma perché non lo volevo da lei. Quando lei ti dice “TI VOGLIO BENE” significa che farà tutto quello che fai tu e che ti resterà appiccicata fino alla fine dei tuoi giorni.
<Si, ma non farti troppe illusioni, è un po’ che non lo sento il Davide. Ora devo andare, mi chiama mia madre.> Questo era il meglio che riuscivo a dire? Potevo inventarmi una scusa più brillante, come per esempio quella che nella mia parte di città stava nevicando e io, non avendo mai visto la neve in vita mia, dovevo assolutamente uscire estasiata ad osservarla; oppure potevo dirle che uno strano oggetto non identificato con un sacco di lucette sospette stava sorvolando il mio palazzo. Ma no, io dicevo sempre che c’era di mezzo mia madre…
<Ma tu non mangiavi da sola oggi?>
<Ah già… ma mi sembrava di aver sentito una voce. Ti saluto che vado a controllare.> Questa era decisamente migliore di quella di prima.
<Ah, va beh, allora cia…>
Non fece in tempo a finire il “CIAO” perché io le avevo già sbattuto il telefono in faccia, volevo togliermi al più presto da quella imbarazzante, seppure divertente situazione.
Tirai fuori dalla tasca del giubbotto il cellulare, guardai il display, mi era arrivato un messaggio. Al quale comunque non avrei potuto rispondere, perché, come al solito, non avevo abbastanza credito. Aspettai un po’ prima di leggerlo, non sono il tipo di persona che si fa illusioni sui messaggi, pensando “Chissàchimel’hascritto! Chissàchimel’hascritto!”, né come quelli che appena arriva un sms si esaltano, e lo leggono tutto d’un fiato. (Probabilmente fanno così perché ne ricevono di rado, perché nessuno lontanamente ha intenzione di pensare a loro.)
Alla fine aprii quel benedetto messaggio, anche se immaginavo già di chi fosse. <ciao elly!! Ma 6inka cn me? M hai praticamente sbattuto il tel in faccia prima, cs c’è ke nn va? Cmq guarda ke se nn vuoi kiederglielo nn importa.!TVTRB>. Penso che abbiate capito chi fosse, io ovviamente non avevo alcuna intenzione di risponderle, neanche se avessi avuto un credito esorbitante! Ma le feci uno squillo lo stesso, tanto per farle credere che andava tutto bene e che, in questo mondo crudele che la circonda, almeno una brava persona che le vuole bene c’è. <Peccato che non sia io…>
Squillò di nuovo il telefono, ma io non risposi. Se è una cosa davvero importante solitamente, dopo aver provato a casa, mi chiamano sul cellulare, e non mi feci problemi nemmeno quella volta. E anche in quel momento sapevo che mi stava chiamando: Martina, lei e tutte le sue confusionate storie con due o tre ragazzi contemporaneamente. Infatti squillò il cellulare, e indovinate chi era?! Era proprio questo che mi stufava della mia vita, il fatto di sapere sempre quello che ti accade, la monotonia era uno dei miei più grandi nemici. Lasciai squillare un po’ il cellulare e poi, decisi di rispondere alla sua disperata invocazione di aiuto e consiglio.
<Ciao Marty, senti, ho il cell scarico e non sono in casa, mi dispiace, ma non possiamo stare al telefono troppo> Uscii sul terrazzo per far sentire i rumori della strada per dimostrare di essere in giro. Ero proprio una bugiarda patentata… Avevo anche ricaricato la batteria del cellulare quella mattina stessa…
Lei mi disse in lacrime: <Elly, ho bisogno di parlare! Matteo mi ha lasciata e poi il Lorenzo è venuto a sapere del Pietro e ora tutti a Borgo mi dicono troia e quando passo io fanno le corna! Non so cosa fare!> Lei mi faceva quasi pena, così piena di ragazzi, di corna e di buone intenzioni. Era molto ingenua e anche qualcos’altro… E ci siamo capiti. Ce ne fosse uno a cui ha detto di No. A sentire lei, le piacevano tutti, e anche lei piace a tutti, nel suo paesino di campagna. Io c’ero stata un paio di volte, ma non c’era poi tutta quella bella gente che lei riteneva di frequentare. Lei è una ragazza abbastanza bella, alta, magra, capelli biondi e occhi verdi; a descriverla così sembra una dea, vero? Vi posso assicurare che non è esattamente così.
<Va bene, va bene, richiamami stasera verso le nove, ok? Ti saluto, ciao!>
<Ok… Ciao…>.
Decisi di staccare definitivamente il telefono, o meglio, di collegarmi alla rete. Controllai la posta del mio indirizzo e-mail e notai una cosa strana: nessuna e-mail, a parte uno strano messaggio da un certo “HELL NIGHT”… Lo aprii come mio solito con calma, senza preoccuparmi minimamente del fatto che non conoscessi il mittente del messaggio, né del fatto che il suo soprannome significasse “NOTTE D’INFERNO”.
Lo schermo si appannò per un istante e poi diventò rosso fuoco, sembrava quasi che bruciasse… Non mi scomposi, pensai che fosse solo un effetto di quelli che inventano oggi per personalizzare le e-mail, ma mi resi conto che mi sbagliavo. Solo dopo realizzai di non essere più nella mia rumorosa casa in centro, ma ero al buio, in una stanza forse, di un materiale impalpabile. Ero in piedi, non so bene come, ma non potevo sedermi, né appoggiarmi, perché tutto intorno a me c’era il vuoto. Ad un certo punto scorsi un puntino bianco, e probabilmente pensando che fosse una luce, mi misi ad inseguirlo, a cercarlo; era una ricerca affannosa, pensavo anche inutile, intimorita dall’ignoto che mi circondava come un adolescente cerca la sua identità, cercavo quella luce, che io consideravo sinonimo di salvezza e non mi rendevo conto che più mi avvicinavo, più la vita si allontanava da me.
Mi sembrò di inseguirLa per giorni e giorni, senza sosta, senza pace, né tregua. Sentivo il bisogno di quella luce, man mano che passava il tempo.
Improvvisamente mi fermai e mi guardai intorno, mi sentivo seguita. Mi domandai come mai non mi fossi ancora accorta di quella sensazione di immenso disagio. Vidi degli occhi, rossi, infernali, e poi altri occhi che mi osservavano con malvagità, ancora altri, e altri, e altri ancora. Cominciavano addirittura a dare una forma al luogo in cui mi ero trovata fino allora, non avevo neanche cercato di capire di cosa o come fosse fatto. La paura stava cominciando ad investirmi, mi sentivo schiacciata, assoggettata da quegli occhi pieni di odio, riuscivo a percepirlo, forte, dentro quel luogo, e ce n’era tanto, veramente tanto, che mi soffocava, mi sentii svenire, le gambe che cedevano…
E caddi in quell’impalpabile luogo, che non trattenne la mia caduta, ma mi fece precipitare nel nulla.
Mi svegliai. (anche se non so bene se lo feci davvero)
Mi trovavo in un altro luogo, che non mi rassicurava per niente, anche perché sicuramente non era casa mia. Era tutto bianco questa volta, ma almeno aveva un pavimento, e non era più né buio, né impalpabile. Ero veramente sicura di essere sveglia? “Sono in Paradiso!” fu il mio primo pensiero.
Ma poi mi resi conto che la mia era solo un’idea stupida: non ero né in paradiso, né in un altro luogo strano… Ero all’ospedale!!!
Non aveva molto l’aria di essere un ospedale, o per lo meno per me non era un ospedale riconoscibile a prima vista.
Avevo voglia di gridare, come una matta, come mai avevo fatto in vita mia, e allora provai, e provai, ma non mi uscì un filo di voce dalla gola…
Anche se un po’ stupita da questo fatto, mi rassegnai, e mi guardai un po’ in giro, mi sembrava di essere stata addormentata per anni. Ad un certo punto mi venne in mente una cosa: non avevo chiamato Martina! Pensiero indubbiamente stupido, perché, trovandomi in un posto sconosciuto, da sola, senza sapere cosa mi sarebbe successo, l’unica cosa che riuscivo a farmi venire in mente era una telefonata? E comunque non avrei potuto parlare lo stesso, poiché non avevo più la voce…
Mi toccai il resto del corpo, perché NEL LUOGO era impalpabile anche lui. C’era tutto per fortuna. Beh, almeno ero sicura di non essere la vittima di uno di quegli scienziati pazzi che ti tolgono tutto dal corpo e lo sostituiscono con parti meccaniche o cose del genere. Nel momento in cui cominciai a chiedermi quale ragazza poteva essere così stupida da pensare agli scienziati pazzi in un momento come quello, la porticina della mia stanza si aprì timidamente e èntrò una donna, vestita di nero, visibilmente stanca della vita, che non curava il suo aspetto da un pezzo, seguita da un prete e da un medico. Io mi finsi ancora addormentata e mi risdraiai sul letto, ma poi la curiosità era veramente troppa, e mi sedetti guardandoli incuriosita. Quella strana donna mi guardò sorpresa e i suoi occhi si illuminarono di lacrime, anche se io sul momento non capii. Corse con visibile difficoltà verso il mio letto e mi abbracciò, mi baciò e pianse, pianse come mai avevo sentito qualcuno farlo in modo così disperato, ma allo stesso tempo sembrava sollevata, anche se ancora non sapevo da cosa. Io però non capivo, e non avevo intenzione di farmi toccare da una sconosciuta, la distaccai da me e anche se non avevo voce cercai di chiederle chi fosse. Questa volta la voce mi uscì, chiara e squillante, come quella di un bimbo che canta in chiesa, e lei mi disse:
<Sono la mamma, tesoro.>.
A quell’affermazione per poco non svenni.
<Mamma? No bella! Tu non sei mia madre, mia madre ha vent’anni di meno, carissima la mia signora! >.
<Oh, Elly pilly - detestavo quando mi chiamava così, e lo sapeva, non avevo più cinque anni- perché non mi credi? Fidati sono la mamma!> E mi mostrò la sua cicatrice sul braccio che aveva anche mia madre da quando ero molto piccola. A quel punto riconobbi, tra le rughe e le lacrime, il volto di quella donna che quindici anni fa mi aveva messo al modo. Aggiunse che ero in ospedale da molto tempo e che le ero veramente mancata.
<Oh, non sai quanto è bello riaverti tra noi! Avevo ormai perso ogni speranza, sai?>
Mi stavo seriamente preoccupando. Insomma, mettetevi nei miei panni: ero in ospedale, con mia madre invecchiata di un centinaio d’anni che mi diceva che stava perdendo ogni speranza!
<Ma speranza in cosa?> Le domandai, spaventata, ma anche incuriosita.
<Che ti risvegliassi, piccolina, che ti risvegliassi!>
A quel punto si avvicinò il signore col camice che era entrato insieme alla mamma: <Hai dormito per vent’anni, Eleonora, e siccome ora l’eutanasia è permessa, volevamo farti uscire dal coma per sempre, in maniera definitiva, capisci cosa intendo?>
In quel momento avvertii un brivido gelido lungo la schiena e poi cominciai a sudare freddo. Per la prima volta nella mia vita stavo cominciando ad avere veramente paura. Volevano uccidermi? Ho dormito per vent’anni?
Scoppiai in una risata isterica e fastidiosa: <Ah ah ah! Ok, bellissimo scherzo, ora salterà fuori il papà e i miei compagni di scuola che mi diranno SORPRESA!! Mamma, togliti quella maschera e voi, signori toglietevi quei ridicoli abiti!>
Mia madre mi guardò, sembrava triste. <Posso capire che tu non ci creda, ma è già un miracolo che tu riesca a parlare e ti muova senza difficoltà. Che tu ti ricordi di come ero vent’anni fa>
<Bello, scherzo, davvero bello scherzo, ma ora dimostratemi che siamo nel 2024! Fatemi vedere, non so, un giornale o qualsiasi altra cosa che possa provarlo!!> A questo punto ero certa che avrebbero detto: <SORPRESA!>
Ma non lo fecero e continuarono a guardarmi incuriositi.
Avevo voglia di piangere, quegli sguardi sostituivano qualsiasi giornale…
Ero dunque davvero nel 2024? E quel sogno del luogo buio era durato così tanto?
La porta si spalancò e vidi una ragazza insieme a un giovane che mi guardarono mentre i loro occhi si riempivano di gioia. Lei era bionda, alta, con gli occhi verdi, lui pareva molto atletico.
Si avvicinarono e la ragazza con voce debole mi disse:
<Eleonora, ti ricordi di noi? Io sono Martina! Lui invece è Carlo, te lo ricordi?>
Probabilmente si era sparsa tra i miei ex compagni e amici di quando avevo quindici anni la notizia che quel giorno mi avrebbero uccisa, anche perché entrarono altre cinque o sei persone. Mi sforzai di riconoscerle tutte, ma erano tutti così cambiati che fu più difficile del previsto. Vidi Elisabetta, della quale non avrei mai potuto dimenticare il volto, neanche dopo vent’anni. Ci conoscevamo dalla nascita e, litigi e scaramucce non ci avevano mai impedito di volerci bene come due sorelle, e ne riconobbi un’altra, penso che si chiamasse Elena, una mia cara compagna di scuola. Non facemmo neanche in tempo ad approfondire il bel rapporto di amicizia che si sarebbe sicuramente instaurato tra noi. Ricordai anche un altro volto, quello di Francesco, anche perché era il gemello di Carlo, che era entrato prima e ora probabilmente era sposato con Martina.
Scorsi mia madre con un mazzo di fiori in mano farsi largo tra la folla di giovani che si era creata intorno a me. Lo teneva in modo veramente strano, quel mazzo di fiori.
Appena vicina al mio letto mi guardò sorridendo, quasi in modo inquietante, per scusarsi di qualcosa, e tirò fuori dal mazzo di fiori un oggetto che non identificai immediatamente. Poi lo misi a fuoco e scorsi un coltello.
UN COLTELLO???
Capii subito le sue intenzioni e cercai di scappare, ma solo allora mi accorsi di essere stata legata. A tutte le persone che erano entrate stavano diventando gli occhi rossi, sempre più rossi, come nel luogo buio e impalpabile…
Avevano un aspetto demoniaco con quegli occhi rossi, carichi d’odio. Mia madre alzò il coltello nella mia direzione… fu l’ultima immagine che vidi…
E questa è l’ultima cosa che ricordo…
zachael non aveva nulla..non un sogno, non una speranza..non un luogo in cui rifugiarsi dalle intemperie dell'anima..sua e degli altri..aveva solo uno governo corrotto e incapace alle sue spalle..possedeva solo un nome, che nessuno conosceva, e un calamaio..l'unico oggetto di sua proprietà era un inutile calamaio..vuoto..come il suo cuore..
aveva una storia da raccontare..una storia di draghi e principesse, di luoghi ameni e fantastici..ma non lo faceva.
non avrebbe avuto senso..la gente non avrebbe capito..e lo avrebbe ritenuto uno di quei folli capaci e contenti di osannare la propria pazzia..che osserva da una distanza di artista la propria saggezza..
era solo. non aveva nessuno..non voleva nessuno..o forse nessuno voleva lui..non era ancora riuscito a capire il mondo..come del resto nessuno di noi..parenti non ne aveva..non ricordava il volto di sua madre..nè quello di suo padre..e quello dei suoi fratelli..aveva dei fratelli? non aveva certezze e non ne voleva..non ne aveva bisogno per vivere..girovagava per il sud america senza meta..alla ricerca di qualcuno come lui..ma in 50 anni ancora non aveva trovato nessuno..era solo..ma contento della sua condizione diversa da questo mondo sbagliato in cui viviamo..
>>Ebano<<
Sono nata dove la pioggia porta ancora il profumo dell'ebano
Una terra là dove il cemento ancora non strangola il sole
Tutti dicevano che ero bella come la grande notte africana
E nei miei occhi splendeva la luna, mi chiamavano la Perla Nera...
A sedici anni mi hanno venduta, un bacio a mia madre e non mi sono voltata
Nella città con le sue mille luci per un attimo mi sono smarrita...
Così laggiù ho ben presto imparato che i miei sogni eran solo illusioni
E se volevo cercare fortuna dovevo lasciare ogni cosa
Ebano...
Jack O's bar, Parade hotel, from me une
Ebano...
Spesi tutto quello che avevo per il viaggio e per i miei documenti
A palermo nel '94 eravamo più di cento giù al porto...
Raccoglievo le arance e i limoni in un grande campo in collina
Lavoravo fino a notte inoltrata per due soldi e una stanza nascosta
Ebano...
It's a long long night
It's a long long time
It's a long long road
Ebano...
Poi un giorno sono scappata verso Bologna con poca speranza
Da un'amica mi sono fermata, in cerca di nuova fortuna
Ora porto stivali coi tacchi e la pelliccia leopardata
E tutti sanno che la Perla Nera rende felici con poco...
Ebano...
Jack O's bar, Parade hotel, for me une
Ebano...
Ebano...
It's a long long night
It's a long long time
It's a long long road
Ebano...
Perciò se passate a Bologna, ricordate qual è la mia storia
Lungo i viali verso la sera, ai miei sogni non chiedo più nulla
Ebano...
"IN A WORLD WHERE EVERYTHING IS MADE TO BE BROKEN, I JUST WANT YOU TO KNOW WHO I AM"
Oggi giornata di citazioni, ragazzi...
ella

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